venerdì 16 novembre 2012

Scienze della Comunicazione serve o non serve nel mondo del lavoro? Intervista a tre laureati

Ieri ci siamo chiesti: la Laurea in Scienze della Comunicazione serve davvero? Per trovare una risposta abbiamo deciso di fare tre domande a tre laureati in questa facoltà. Una volta entrati nel mondo del lavoro spesso ci si pente delle scelte fatte, oppure, al contrario, ci si rende conto di aver preso la strada giusta. Ecco quello che abbiamo chiesto ai nostri tre laureati:

1) La facoltà ti ha dato gli strumenti concreti per lavorare nella Comunicazione (forma mentis)?

 
2) Hai sentito l'esigenza di iscriverti a un Master per avvicinarti al mondo del lavoro?
 
3) Quanto è richiesto questo corso di laurea presso Agenzie di Comunicazione e affini?

Ed ecco le loro risposte:

1) La facoltà ti ha dato gli strumenti concreti per lavorare nella Comunicazione (forma mentis)?

Assolutamente. Il corso di laurea in Scienze della Comunicazione, così come qualsiasi corso di laurea, consiste in un determinato percorso di formazione che prevede corsi, laboratori, stage, finalizzati al raggiungimento di determinati obiettivi di apprendimento, che permettono di acquisire una forma mentis appropriata al percorso di studio, ossia un modo di ragionare e affrontare determinate situazioni e che costituisce una base fondamentale da cui partire nel momento in cui si decide di specializzarsi in un determinato settore. Il corso universitario getta le basi su cui poter costruire qualcosa di più specifico, ed è giusto che sia così, fornire una base ampia per far sì che sia il futuro professionista in formazione, in piena autonomia e libertà, a scegliere successivamente il percorso in cui specializzarsi e che permetterà di trasformare le conoscenze (universitarie) in competenze (professionali).

AGNESE M.

Assolutamente no. Ma questo credo non sia un problema solo di Scienze della Comunicazione, ma del sistema universitario italiano basato quasi esclusivamente sulla conoscenze della nascita di ogni cosa (storia del giornalismo, storia della sociologia, storia della comunicazione). Conoscere la nascita di molte materie di studio e di molte discipline è importante, ma non serve a niente se poi il discorso non verte sulla concretizzazione delle "nozioni generali" e sull'utilizzo delle stesse nel più "contemporaneo" mondo del lavoro. Quando un'azienda chiede ad un neolaureato di "fare" delle cose, di "svolgere" alcune compiti, beh a quel punto credo che sapere cosa successe nel lontano 1800 in Inghiterra o in America, ma persino in Italia, serva veramente a poco.
In più Scienze della Comunicazione è una laurea molto generalista in cui si toccano vari argomenti senza mai entrare veramente in nessuno. Si va dalla sociologia all'economia aziendale, dalla storia del giornalismo al diritto pubblico, dando più o meno due esami per ogni materia (mi riferisco alla laurea quinquennale vecchio ordinamento). Ovviamente i laureati in legge, in economia, in lettere o altro, danno molti più esami inerenti sempre alla stessa materia, potendo veramente dire, alla fine, di conoscere approfonditamente un argomento.
Scienze della comunicazione ti apre tante strade e non te ne apre nessuna. Diciamo che molto dipende dalla "fantasia" del laureato.
Per quanto riguarda la forma mentis.... che dire? Io posso parlare della mia esperienza, risalente ormai a 10 anni fa a Perugia, quando Scienze della Comunicazione andava di moda ed eravamo talmente tanti che non sapevano dove metterci. In quelle condizioni non è possibile fare esercitazioni, entrare in relazione col docente ecc. Nessuna forma mentis per quel che mi riguarda, ma so che per esempio a Bologna la situazione era ben diversa. Ho seguito qualche lezione lì ed era tutto un altro mondo, ben più concreto. Si facevano anche esercitaioni di scrittura giornalistica. Io a Perugia non ne ho mai fatte.
 
MARINA I.

Sì e no... credo che come per ogni cosa il mezzo sia fondamentale per eseguire un determinato fine. L'università è stato solo un mezzo per andare in quella direzione. La comunicazione e la pubblicità, dal mio punto di vista, devo essere studiate per comprenderne i segreti e le dinamiche; ma poi è la tua personale predisposizione e il tuo modus operandi che ti permetterà di essere un comunicatore. La comunicazione non è come la medicina!

STEFANO P.

2) Hai sentito l'esigenza di iscriverti a un Master per avvicinarti al mondo del lavoro?

Assolutamente. Ogni realtà di formazione ha una sua identità. Là dove l'Università permette l'accesso a conoscenze, tecniche e metodologie e permette la creazione di una forma mentis idonea al settore che si è scelto, il Master è strutturato in modo tale da trasformare ulteriormente queste conoscenze in competenze. Entrambi sono importanti allo stesso modo. Non sempre infatti il lavoro è sinonimo di competenza e non sempre fare un master è certezza di lavoro. Tuttavia la determinazione e la perseveranza creano condizioni ed elementi favorevoli all'inserimento nel mondo del lavoro, che oggi vive una situazione a dir poco delicata e precaria. Il Master diventa un passaggio naturale e, oggi più che mai, inevitabile. La professione che, in senso lato, chiamo del comunicatore, similmente ad altre professioni come l'insegnante, il medico, l'avvocato, l'ingegnere, porta chi la esercita ad aggiornare continuamente le proprie conoscenze e ad affinare le proprie competenze. E' anche questo che distingue il professionista da altre figure. La ricerca e la tecnologia fanno presto diventare desueto quello che sappiamo nel presente e Master e corsi di aggiornamento diventano fondamentali per noi stessi e per proporre ai nostri clienti servizi professionalmente di qualità. Nella comunicazione poi, è inconcepibile il non aggiornamento. Tecniche e dinamiche valide 1 anno prima possono non funzionare più l'anno dopo. La verità è che non si smette (o non si dovrebbe smettere) mai di aggiornarsi e rinnovare la propria formazione, anche questa è forma mentis. Sì, io ho sentito, ad un certo punto della mia esperienza lavorativa, il bisogno, forte, di fare un master, ho sentito l'esigenza di specializzarmi e continuo tutt'oggi a seguire corsi di formazione e di aggiornamento, che mi hanno spesso permesso di ricevere offerte di lavoro.

AGNESE M.

Per me è stato assolutamente necessario frequentare corsi e master post laurea, perchè avvertivo la necessità di "concretezza" e il terrore di affrontare il mondo del lavoro per il quale non mi sentivo formata. Qui si potrebbe aprire una lunga dissertazione sulle varie offerte di master, ma il discorso non è oggetto di discussione di questa intervista.
Obiettivamente la laurea in comunicazione apre diverse strade. La comunicazione fa parte di molti settori e si può scegliere tra master in marketing (anche se le aziende preferiranno sempre un laureato in economia), in comunicazione aziendale, in marketing degli eventi, in comunicazione nella formazione, team buildin ecc. Beh se ci si imbatte poi nella pnl si capisce cosa vuol dire parlare "concretamente" di comunicazione e quali sono le tecniche di cmunicazione che ogni laureato in questa materia dovrebbe conoscere. La pnl è molto discussa e non voglio dire che sia la soluzione del problema, ma bisogna ammettere che sia molto concreta e credo che sia giusto conoscerla, anche se poi si decide di non adottarla.
 
MARINA I.

Per un periodo sembrava fosse quasi necessario... chiedevano titoli su titoli. Ma non l'ho mai reputato fondamentale, anche perchè a conti fatti ho scelto la strada del libero professionista e non quella del dipendente ultraspecializzato.

STEFANO P.

3) Quanto è richiesto questo corso di laurea presso Agenzie di Comunicazione e affini?

C'è sempre una certa tendenza a privilegiare lauree più tradizionali come economia e giurisprudenza. Chi ha queste lauree insomma, ha la strada più spianata e fatica leggermente meno nel trovare un'occupazione. Noto però che ultimamente agenzie di comunicazione, di organizzazione eventi, nonché gli uffici di comunicazione e marketing (ed anche delle risorse umane) delle imprese, cominciano a richiedere sempre più una preparazione più specifica ed in linea col ruolo professionale offerto. Anche nei vari concorsi appare sempre più come requisito una laurea in Scienze della Comunicazione. E non potrebbe essere diversamente: ogni profilo professionale richiede requisiti e competenze che si formano ed acquisiscono attraverso percorsi definiti e appropriati. Quella forma mentis di cui si parlava prima, per l'appunto.

AGNESE M.

Io non ho quasi mai trovato annunci per laureati in comunicazione. Le agenzie di comunicazione cercano grafici, laureati in lingue, artisti, laureati in economia ecc. Questo non vuol dire che una persona valida, laureata in comunicazione, non possa trovare lavoro. Però non è una laurea per cui gli imprenditori fanno a pugni per averti.
Con comunicazione puoi lavorare dappertutto e da nessuna parte. Diciamo che molto lo dobbiamo mettere noi.
Ricordo di aver dovuto affrontare una sola idoneità d'inglese e un solo esame di informatica! Ora, non so se a dieci anni di distanza le cose siano cambiate, ma mi auguro di si. Senza una perfetta conoscenza del comuper e della lingua inglese, è inutile pure presentarsi ad un colloquio. Mi chiedo perchè con una laurea in comunicazione si debba poi essere costretta a spendere dei soldi per prendere la patente europea (per certificare la conoscenza del computer) o il first certificate (per certificare la conoscenza della lingua inglese). Queste sono certificazioni che dovrebbero far parte della laurea stessa. Questa è la concretezza.
Comunque la consiglierei a chi vuole fare giornalismo o a chi non ha le idee molto chiare su cosa "vuole fare da grande". In itinere è sempre possibile cambiare o "specializzarsi" in qualcosa.
 
 
MARINA I.

Se questo indirizzo è richiesto dalle Agenzie? Personalmente credo che sia una scusa per dire "avete studiato per questa cosa quindi si presuppone che la sappiate fare". Parlo per esperienza diretta. In realtà dietro questo atteggiamento ho visto anche una forte titubanza, molto snobismo perchè come ho detto prima, la teoria è la teoria e la pratica è la pratica. Sarebbe facile per tutti studiare ed essere buoni comunicatori, ma l'attitudine e la propensione personale è altra cosa. Nella mia vita ho conosciuto diversi esperti di marketing e la maggior parte di loro non aveva un titolo di studio specializzato: grandi comunicatori che magari erano laureati in Architettura...

STEFANO P.

Vedi anche: La laurea in Scienze della Comunicazione serve davvero?

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