sabato 1 dicembre 2012

Stipendio medio di un giornalista: contratto di lavoro dipendente solo in un caso su cinque

La categoria dei giornalisti è più che mai affetta dal virus del precariato. Mentre il numero di professionisti e pubblicisti iscritti regolarmente all'Ordine continua a salire, il livello di stabilità è, in valore relativo, ai minimi storici. Solamente un giornalista su cinque, pari al 19%, ha stipulato un contratto di lavoro dipendente con la testata di riferimento. Gli altri vivono nell'incertezza. Le stime derivano dall'indagine compiuta dal rapporto LSDI - Libertà di stampa e diritto all'informazione - presentato ieri alla Federazione Nazionale della Stampa. Secondo il rapporto, solo in Italia il numero dei giornalisti sale. Nelle altre nazioni decresce: come mai? Il mercato è in continua evoluzione, ma a noi italiani non interessa. Sarà colpa dell'INPGI?

I numeri parlano chiaro: se nel 2001 gli iscritti all'Ordine erano 100.487, nel 2011 sono diventati 103.036, due volte quelli francesi e tre volte quelli inglesi (!). In queste condizioni, con i quotidiani che chiudono e i siti web che cercano blogger esperti di SEO che sanno scrivere in italiano, il precariato ha avuto terreno fertile per espandersi.

I giornalisti legati da contratto di lavoro dipendente erano 22.197 nel 2001 e sono diventati 21.069 nel 2011; considerando l'incremento degli appartenenti alla categoria, il sillogismo è immediato: più precari in mezzo alla strada. Passiamo alla nota dolente, il vero cruccio della questione: il reddito. Quanto guadagna un giornalista? Dipende. Se lo stipendio di un giornalista ASSUNTO è mediamente 62.228 euro, quello di un collaboratore scende ai 12.456, mentre quello di un co.co.co si ferma sotto i 10.000 (9.703). Uno di loro su quattro dichiara al fisco entrate lorde al di sotto dei 1.500 euro l'anno, cifre che fanno sorridere tra le lacrime.

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