martedì 15 gennaio 2013

Pietro Ichino e Oscar Giannino ospiti di Checkpoint

La campagna elettorale seguita da Tgcom24
Sul canale all news di Mediaset crescono gli appuntamenti di Checkpoint
da domani ogni mercoledì anche in prima serata dalle 21.30
Per il primo appuntamento ospiti Pietro Ichino e Oscar Giannino

Sul canale all news di Mediaset crescono gli appuntamenti di Checkpoint, la rubrica condotta  e curata da Federico Novella in onda per un’ora dal lunedì al sabato dalle 18.30 alle 19.30 ed in prima serata con un’edizione speciale il mercoledì dalle 21.30 alle 22.30.
Per l’occasione dell’edizione speciale, Federico Novella sarà affiancato da Filippo Facci. Per la prima serata di domani, mercoledì 16 gennaio, gli ospiti di Checkpoint saranno Pietro Ichino e Oscar Giannino.
L’informazione di Tgcom24 è in onda ogni giorno sul canale 51 del digitale terrestre e online su Tgcom24.it

TESTO DELL'INTERVISTA


“Non mi è piaciuto il richiamo di Bersani perché è quanto già visto negli ultimi 18 anni, una sorta di con noi o contro di noi. Il Pd dice di non riconoscersi in questo schema, ma poi ci ricade. Inoltre c’è la volontà di vedere il quadro politico come una scelta etica; infine Bersani si rivolge a noi che siamo un movimento nato 20 settimane fa e poi a Monti. questo è il primo giorno in cui Bersani mi è sembrato innervosito”.

E’ quanto affermato da Oscar Giannino in diretta a Tgcom24 intervistato da Federico Novella per la puntata odierna di Checkpoint. Sulle offerte di alleanza con altre liste, il giornalista leader del movimento Fare per fermare il declino ha spiegato: “Nella settimana precedente al deposito dei simboli è avvenuto che avessi dei contatti d a parte degli emissari di tutti gli schieramenti, ma la mia risposta è stata no. Mi ha colpito come la politica italiana ragioni ancora con l’assegnazione dei seggi. I tetti sono molto impegnativi, ma è l’inizio di un percorso”.

Giannino ha parlato anche della credibilità di Monti:  “Monti è credibile perché ha ripristinato il prestigio italiano nel mondo, mi ha deluso però perché nella sua agenda non c’è un solo numero. Monti dice di essere contrario al redditometro, ma perché firmare i decreti attuativi? Monti ha meno responsabilità rispetto agli altri, però viene meno alla prova di coerenza con quanto fatto. Nella prima fase del suo governo avrebbe potuto scrivere nei decreti che il giorno si chiamava notte, ma non l’ha fatto”.

Alla domanda sulla patrimoniale, Giannino ha spiegato come lo stesso Monti avesse pronto un provvedimento che sarebbe andato in tal senso:  “Posso confermare che negli approntamenti tecnici al tesoro, quando eravamo a rischio di un commissariamento, sono stati abbozzati dei disegni di patrimoniale con la suddivisione degli italiani in classi di reddito per l’acquisto forzoso dei titoli di Stato. Di fronte a un prestito forzoso del genere, io sarei andato a bruciare in piazza l’atto esecutivo che mi avrebbe obbligato a farlo. Quando la pressione fiscale è contro i diritti naturali, credo si giusto protestare”.

Nel programma del movimento del giornalista economico, c’è anche un’attenzione al conflitto d’interessi: “Non mi riferisco solo a Berlusconi. Siccome una norma sul conflitto di interessi non è mai stata fatta, deduco che destra e sinistra si tengono per mano sulla questione etica. Perché la sinistra non l’ha fatto quando ha potuto? Ha preferito tenere la pistola sul tavolo. Serve una norma che disciplini la molteplicità dei conflitti d’interesse, dalla politica alle grandi banche. Montezemolo, pur non candidandosi ma avendo scelto i candidati di Monti, è immune da conflitto d’interesse? Monti ha affidato a Bondi la scelta dei candidati per evitare conflitto di interessi, ma solo nel caso in cui dovessero esser eletti ci si porrà il problema. Montezemolo è concorrente delle Ferrovie dello Stato e non credo che in caso di decisioni non ci sia un conflitto di interessi”

Sulla scelta di Maroni di tornare all’alleanza con il Pdl, Giannino ha commentato: “Ho seguito con interesse Maroni nel fare piazza pulita nella Lega, ma sono rimasto deluso del ritorno dell’alleanza con Berlusconi, pensavo che fossero spinti più verso al futuro. Sul 75% delle tasse, con la presisone fiscale, cambia ben poco che il tiranno sia vicino o lontano da casa. Quella cifra è un obiettivo bandiera” All’ipotesi di una candidatura di Draghi al Quirinale sbandierata da Berlusconi, Giannino ha risposto: “No non mi è piaciuta, ma non per Draghi che ha salvato due volte l’Europa dalla lentezza dell’europolitica. Mario draghi è un patrimonio europeo, indisponibile e non mi è piaciuto che Berlusconi lo abbia usato per metterlo al centro della battaglia politica. Così si aumenta la diffidenza verso l’Italia. Mai come ora abbiamo bisogno di Capi di Stato capaci di ritenere neutrali. Abbiamo avuto presidenti espressioni di parti politiche, ma poi capaci di essere sopra le parti stesse. Non serve indicarli in campagna elettorale”.

Infine un’analisi su come porsi nei confronti dell’Europa: “Bisogna porsi in maniera energica, ma servirebbe che prima l’Italia rimediasse ai suoi errori. Più tasse e meno crescita lo hanno scelto gli italiani e non i cattivi tedeschi. I fracotedeschi sono più abili nel preservare i loro interessi, ma sorrido e piango quando gli italiani, fondatori dell’Europa,  vedono l’euro come una minaccia fracoprussiana o nazista, è una posizione auto assolutoria”



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