domenica 17 febbraio 2013

Javier Zanetti, intervista a Undici 18 febbraio 2013

SU MEDIASET ITALIA 2

OSPITE IN ESCLUSIVA IL CAPITANO DELL’INTER
JAVIER ZANETTI

Domani, lunedì 18 febbraio 2013, su Mediaset Italia 2 alle ore 21.30, torna l’appuntamento con “Undici”, il programma di approfondimento sportivo condotto da Pierluigi Pardo.

SOTTO, IL TESTO DELL'INTERVISTA.

Ospite d’eccezione della serata sarà il difensore e capitano dell’Inter Javier Zanetti.

Inoltre, nella puntata di domani, la rubrica che vede protagonista il centrocampista della Roma Alessandro Florenzi, che, in esclusiva per “Undici”, reciterà le poesie di Trilussa, poeta noto per le sue composizioni in dialetto romanesco.

JAVIER ZANETTI:

“Quando smetto? Manca poco”

“Simeone potrebbe avere voglia di tornare in Italia e
allenare una squadra come l’Inter”

Stasera, lunedì 18 febbraio 2013, nel corso del programma “Undici”, il talk show sportivo condotto da Pierluigi Pardo in onda alle ore 23.00 su Mediaset Italia 2, è intervenuto in esclusiva il capitano dell’Inter Javier Zanetti.

Di seguito l’intervista integrale:

Javier Zanetti, a proposito del suo futuro, dichiara: “L’Inter è la mia famiglia e ho sempre detto che mi piacerebbe continuare a lavorare qui, ma non voglio fare l’allenatore, preferisco fare il dirigente”.

Il capitano dell’Inter, a proposito della sconfitta della squadra nerazzurra contro la Fiorentina, dichiara: “Per prima cosa bisogna fare i complimenti agli avversari, che hanno fatto una grande partita, mentre noi non siamo riusciti a fare nulla di ciò che è nelle nostre possibilità. C’è grande tristezza per il risultato e soprattutto per la prestazione. È inutile cercare alibi sulla cattiveria o sulla forza fisica: bisogna solo ammettere che abbiamo trovato una Fiorentina più forte di noi in tutto. Ma ora non c’è tempo per piangerci addosso: abbiamo l’Europa League e il derby, magari saranno la svolta della nostra stagione. Dobbiamo ritrovare continuità e cercare di andare fino in fondo in tutte le competizioni: ma ricordatevi che siamo una squadra giovane, ci vuole tempo per costruire qualcosa di importante. Guardate il Milan: è partito male e ora si sta riprendendo.”

Javier Zanetti prosegue parlando dei compagni di squadra Diego Milito e Mateo Kovacic e di ex compagni come Mario Balotelli e Diego Simeone: “Diego ha subìto un infortunio gravissimo, ma ci ho parlato e ha già in testa la voglia di ricominciare. Mateo è un ragazzo che ha grande potenziale, ma è sempre un diciottenne: deve conoscere il calcio italiano e noi dobbiamo essere bravi a non bruciarlo. Balotelli lo saluterò sicuramente prima del derby, poi in campo è un avversario e ognuno difenderà la propria maglia. Le dichiarazioni di Mourinho? Io al Milan non ho mai nemmeno pensato. Infine, Simeone è un amico e conoscendolo so che potrebbe avere voglia di tornare in Italia e allenare una squadra come l’Inter. Ma ora non è giusto parlarne perché c’è Stramaccioni, che è giovane e bravo.”

A proposito degli episodi cruciali della sua carriera, il capitano dell’Inter dichiara: “Di sicuro il momento più bello è stato la vittoria della Champions: essere il capitano dell’Inter e alzare quella coppa è stato un privilegio che significa tantissimo per me. Soprattutto per Moratti e per la gente: un momento così rimarrà nel cuore di tutti. Il più triste è stato il 5 maggio 2002, quando perdemmo lo Scudetto all’ultima giornata: sembrava dovesse esserci una festa e non è andata così. Il problema non è come siamo scesi in campo, noi dovevamo vincere le partite precedenti a quella con la Lazio. Per quanto riguarda la Nazionale, sono soddisfatto di quello che ho fatto: l’unico rammarico è stato non partecipare ai Mondiali del 2010. Maradona mi aveva fatto giocare, era uno dei miei anni migliori, ma al momento della convocazione rimasi fuori. Un giorno ci berremo un caffè per spiegarci, ormai è solo un ricordo del passato.”

Infine, a proposito di alcuni tra gli allenatori avuti all’Inter, Javier Zanetti dichiara: “Mourinho era un grande, era avanti rispetto a tutti, preparava le partite come pochi e soprattutto era un vincente. A Madrid sapevo che non era più il mio allenatore, ma farà sempre parte della famiglia Inter e per questo lo ringrazierò. Anche di Mancini ho un bel ricordo: è stato il primo a farci vincere. Su Lippi c’erano tante speranze, perché la squadra era buona, ma non riuscimmo a fare bene. Benitez aveva volontà, il problema è che non ci collegammo bene con lui. Cuper? Era molto bravo, meritava di più dei risultati che ha ottenuto.”

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