domenica 3 marzo 2013

Monsignor Charles J. Scicluna a “L’intervista della Domenica”


“L’intervista della Domenica”

Monsignor Charles J. Scicluna a Tgcom24: 

“Il nostro lavoro interpreta gli occhi pieni di fuoco di Gesù; la gente deve sapere che nella chiesa si può vivere bene, che è un ambiente sicuro”

L’importanza della lotta alla pedofilia. Il nostro lavoro interpreta gli occhi pieni di fuoco di Gesù. Guai a chi fa male ai bambini, lasciate che i bambini vengano a me. Con questi reati c’è danno non solo al corpo della vittima ma anche all’anima e alla fede della gente. Essere implacabili è anche interpretare il cuore di Gesù, che è anche pieno di misericordia per chi offende, ma la misericordia non è vera senza giustizia. La giustizia si basa sul coraggio di affrontare il male che c’è, di non fuggire e di dare una risposta adeguata alla gente. La gente ha diritto di sapere che nella chiesa si può vivere bene, che è un ambiente sicuro. Queste le parole di Monsignor Charles J. Scicluna, intervenendo all’interno della rubrica di Tgcom24, “L’intervista della domenica”, curata da Alessandro Banfi.


Il discorso comincia con la domanda: conviene lasciare questo reato molto grave in mano ai vescovi e alle chiese locali o chiedere che questi casi vengano segnalati a Roma e gestire un po’ queste realtà anche dal punti di vista dell’impatto sulla Chiesa intera? La scelta viene fatta nel 2001, dopo un lungo studio, dal beato Giovanni Paolo II. I cardinali tutti, e anche Ratzinger, gli suggeriscono di dare la competenza su questi casi molto tristi anche alla Congregazione per la dottrina della fede che non è solo un dicastero ma anche un tribunale. Questa scelta viene fatta e subito arrivano dagli USA molti casi.

Ratzinger vuole ripristinare il tribunale del Sant’uffizio e chiede un pm, il promotore di giustizia. Già nel novembre del 2002, il cardinal Bertone, allora Segretario della Congregazione, andò in udienza da Giovanni Paolo II e chiese la facoltà di derogare dalla prescrizione, per i casi gravi, per far sì che non fossero più soggetti a prescrizione. Nel 2002, sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, il cardinale Ratzinger, in qualità di prefetto della congregazione, aveva il compito di decidere centinaia di casi. Li studiavamo il venerdì e lui chiamava questo studio la penitenza del venerdì. Si vedeva la sua grande sofferenza. Per alcuni casi che necessitavano della decisione del pontefice, il venerdì sera Ratzinger andava dal Papa a chiedere delle decisioni su casi molto gravi. Poi si trattava anche di incontrare vescovi e cardinali che venivano a Roma per discutere di casi singoli.

Il salto di Ratzinger come Papa. Come Papa, Ratzinger fa un ulteriore salto. Tutti ricordano la via crucis che scrisse e guidò il venerdì santo del 2005, pochi giorni prima del Pio transito del beato Giovanni Paolo II dove lui parla della sporcizia nella Chiesa. Ricordo un’udienza in cui ho accompagnato l’arcivescovo, ora cardinale, Amato, capo della Congregazione per i santi. Abbiamo discusso anche la revisione di queste norme: lui voleva che tutte le facoltà concesse da Giovanni Paolo II, atte a rendere la procedura più snella, diventassero legge della Chiesa. Le facoltà, che sono un permesso speciale che concede il Papa, erano morte con Giovanni Paolo II. Siamo andati dal nuovo pontefice a chiedere quelle facoltà, perché le concedesse anche lui. Sapeva che bisognava dare una base più sicura dal punto di vista legislativo e ci ha chiesto di pensare di fare una revisione. Abbiamo aspettato un po’ prima di dargli una bozza di revisione della legge ma nel 2010 lui ha promulgato una nuova edizione di questa legge speciale.

Lui, come pontefice, ogni venerdì o sabato seguiva le cause, dove era necessaria la decisione sovrana del pontefice, in udienza concessa al cardinal William Levada che nominò come suo successore alla Congregazione per la dottrina della fede. Il cardinal Levade è venuto da San Francisco con una grande esperienza su questo tema. La chiesa in America aveva sofferto molto, lui era uno di quei vescovi che ha fatto una politica vincente di prevenzione e di risposta adeguata. E’ venuto con una determinazione che ha aiutato anche il pontificato di Papa Benedetto. Aveva un prefetto che aiutava anche noi in modo molto qualificato.

La decisione di Papa Ratzinger di nominare il cardinal Levada come suo successore ha aiutato il discorso della lotta a questo reato così triste e terribile. Ratzinger è rimasto sempre un uomo di grande speranza e grande carità. Anche se vede questi limiti della natura umana non perde mai la speranza nell’umanità e rimane un’anima aperta al mondo. Davanti all’innocenza del bambino non ha tentennamenti. Il Papa, esperto del Vangelo, assimila la scelta di Gesù di essere duro con chi fa male all’innocenza dei bambini.


Gli incontri di Papa Ratzinger con le vittime di abusi. Ratzinger, in questa epoca moderna, dall’inizio di questa nuova ondata di scandali, è stato lui a decidere. Aveva già incontrato le vittime sulla carta, leggendo quello che avevano sofferto. Poi ha voluto essere un po’ pastore vicino a questa gente ferita. Questo secondo me è un gesto di grande paternità spirituale, compassione e coraggio. Queste le parole di Monsignor Charles J. Scicluna, intervenendo all’interno della rubrica di Tgcom24, “L’intervista della domenica”, curata da Alessandro Banfi.

La difesa più grande che possiamo fare è assicurare la gente che noi non nasconderemo niente sotto il tappeto, avremo il coraggio di affrontare il peccato dove c’è e di fare pulizia dove possiamo in quanto possiamo. Abbiamo la vocazione di essere esempio perché il Signore ci ha dato questa missione. Certo abbiamo delle ombre, ma non per questo dobbiamo scoraggiarci. Dobbiamo dare una risposta non nascondendoci dietro dietrologie o teorie di complotto contro la Chiesa. Dove il mondo ci rimprovera dobbiamo essere umili e affrontare i nostri limiti, ma ci deve essere una volontà di fare meglio. Questo male colpisce tutti gli ambienti e tutte le società, purtroppo il nostro peccato fa notizia. Perché il peccato di un prete fa più scalpore? Una ragione profonda c’è: il mondo, anche se pretende di non credere più o pretende che essere secolarizzati è molto alla moda, esige dal sacerdote un comportamento di altissimo livello. Quando questo non c’è più, quando io sacerdote non vivo all’altezza della mia vocazione e delle mie parole, creo scompiglio e sconforto nella gente. Questa reazione è segno che ancora c’è speranza nel sacerdozio. Se il mondo non reagisse, la notizia sarebbe più brutta dello scandalo, perché significherebbe che il mondo ha perso speranza anche nei confronti della Chiesa.

Le dimissioni del cardinale O'Brien. Rispettiamo la sua decisione. Ho già detto che lo Spirito Santo nel momento del conclave parlerà ai cuori di tutti. La liturgia non mente, anche durante la messa chiediamo tantissime volte perdono per i nostri peccati. Chiediamo al Signore, non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa: questa è la salvezza della chiesa, la fede semplice della gente che assicura anche ai cardinali il dolce sostegno dello Spirito di Dio.

Il cardinale Roger Michael Mahony. Molte volte veniva a chiedermi consigli su come fare bene. È facile per noi giudicare le decisioni di questi che io chiamo poveri vescovi che dovevano gestire questi casi 30 anni fa. Ora siamo più consapevoli del fatto che se uno psicologo mi dice che non c’è rischio devo stare attento. Si fanno legislazioni più adeguate per rispondere a certi fenomeni. Utilizzare i criteri di oggi per giudicare questi casi del passato non è la cosa più giusta da fare. Certo, questi porporati al conclave porteranno una grande consapevolezza. Potranno condividere la loro sofferenza ma anche quello che hanno imparato: la loro determinazione a fare meglio e l’esigenza che nella Chiesa si faccia bene, perché questa è una battaglia che noi non possiamo perdere.

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