venerdì 13 settembre 2013

Katharina Miroslawa, ex marito a Quarto Grado

«Katharina, mi spiace averti fatto del male. Se tu non mi avessi tradito, una cosa del genere non sarebbe mai successa, ma non sono pentito per quel che ho fatto.». Per la prima volta, Witold Kielbasinski - raggiunto a Danzica dall’inviata di “Quarto Grado” - chiede perdono all’ex moglie Katharina Miroslawa, condannata a 21 anni e 6 mesi quale mandante dell'omicidio dell'amante Carlo Mazza, e si dichiara unico colpevole del delitto.

In onda nel corso della puntata in onda questa sera, venerdì 13 settembre, in prima serata, su Retequattro - l'intervista con Kielbasinski, vede l’uomo (nel '92, condannato a 24 anni come esecutore materiale del delitto e oggi tornato libero), offrire la propria verità sull'accaduto.


«Verso Carlo Mazza provavo un odio incredibile. Non era che un playboy, che usava Katharina come un giocattolo.». «Volevo venire in Italia per chiarire le cose», spiega Kielbasinski, «volevo che Mazza lasciasse in pace Katharina.».

L’ex marito della Miroslawa prosegue l'intervista dando diversi dettagli dell’omicidio: «Non ho pianificato l'omicidio di Mazza: ero armato perché era un uomo grande e per darmi coraggio mi sono procurato una piccola pistola.». «Mazza mi ha provocato; mi ha spinto e insultato; mi ha detto che avrebbe preso mia moglie e mio figlio. A quel punto non ci ho visto più: prima l’ho colpito sotto il naso, dandogli una gomitata, poi, quando si è girato verso di me, gli ho sparato. E pensando di averlo solo ferito, per paura che avrebbe potuto raccontare tutto a Katharina, una volta uscito dall’auto gli ho sparato ancora.».

Kielbasinski accusa i giudici di aver emesso una sentenza senza alcuna prova: «Non sapevo niente della polizza a favore di Katharina, in caso di morte del Mazza. Io volevo solo parlare con lui. Far tornare con me, mia moglie.».
«Katharina non si è resa conto di nulla fino all’ultimo momento - racconta l'uomo, alle telecamere di "Quarto Grado" -, quando le ho confessato tutto e le ho consegnato una lettera in cui descrivevo i fatti avvenuti, raccomandandole di mostrarla, se fosse stato necessario, durante il processo.».

«Non ho rivelato questo particolare ai giudici perché quando ti prendono e sai di non aver lasciato alcuna traccia, cosa fai? Dici: "Sono stato io?". In realtà avevo solo paura del carcere.» «Se Katharina fosse stata furba - conclude Kielbasinski - avrebbe tirato fuori questa lettera, incolpandomi. Magari ha pensato che non ci fossero prove, di salvarsi, di non andare in galera. Forse è solo per questo, che Katharina non ha rivelato niente.».

FONTE: UFFICIO STAMPA

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