venerdì 14 febbraio 2014

Sorella di Simonetta Cesaroni a Quarto Grado: intervista

Il 26 febbraio torna in aula il processo per il delitto di via Poma dopo l’assoluzione in Appello di Raniero Busco. A “Quarto Grado” parla la sorella di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma con 29 coltellate il 7 agosto 1990.

La versione integrale dell’intervista di Gianluigi Nuzzi a Paola Cesaroni - anticipata negli stralci salienti di seguito - andrà in onda questa sera, venerdì 14 febbraio, in prima serata su Retequattro.

«Temo che l’assassino di mia sorella non verrà mai scoperto» afferma Paola Cesaroni. «La giustizia funziona poco. Credo che fin dall’inizio ci siano stati errori, che non hanno permesso di inquadrare da subito la situazione: per esempio, non si trova nemmeno la dichiarazione che Raniero fece all’epoca. Bisogna pensare che sia stata sottratta? Faccio solo delle deduzioni logiche. Io mi auguro che sia andata persa…».


La Cassazione

«Mi aspetto che la Cassazione possa rimettere in gioco tutte le cose. Che si possa almeno ripetere qualche perizia. Anche per questo ragazzo. Ci sono dubbi, non c’è chiarezza... In secondo grado non è stato fatto nessun approfondimento. Non è un danno mio, ma un danno sociale. Non è un caso della famiglia Cesaroni: qui è la giustizia che non c’è».

Mia sorella Simonetta

«Quando penso a mia sorella, mi viene in mente una vita spezzata. Aveva 20 anni e le hanno tolto tutte le possibilità. Non riesco a dimenticare la sera in cui la trovai senza vita in quell’ufficio. Fu terribile quando mi convocarono per un interrogatorio e mi mostrarono le foto di lei straziata da 29 coletllate. Fu uno choc. Forse volevano sapere se nascondessi qualcosa».

Il rapporto con il fidanzato dell’epoca: Raniero Busco

«In quel momento, Simonetta e Raniero non avevano un rapporto tranquillo. Si lasciavano, si riprendevano. Di Raniero, Simonetta non parlava molto. Era innamorata, ma non era ricambiata. Solo dopo, leggendo le sue lettere, abbiamo scoperto il malessere che stava vivendo, la sofferenza che nascondeva nei suoi momenti tristi».

L’ufficio di via Poma

«All’interno di quell’ufficio molto probabilmente accadevano cose al di fuori di quel che poteva essere il lavoro normale» - rivela la donna - «Probabilmente quella notte successe qualche cosa che mise in agitazione tutti. Forse pensavano che nel loro giro fosse successo qualcosa».

Le prove

«Quando abbiamo saputo che sugli indumenti di Simonetta c’era saliva di Raniero Busco, abbiamo pensato che fosse normale essendo il fidanzato. Abbiamo chiesto di fare approfondimenti. Sia sul corpetto che sul reggiseno, c’è la saliva, nello stesso punto dove c’è anche il morso».

Alla domanda circa la colpevolezza di Raniero Busco, Paola Cesaroni replica: «Non sono convinta di niente. Mi devono convincere i giudici. Perché in Appello dicono che non è un morso, quello sul seno di mia sorella? Hanno fatto una perizia? Non si possono dare 24 anni a Raniero Busco e poi dire che è innocente. Sinceramente noi abbiamo visto una farsa, non un processo».

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