venerdì 25 marzo 2016

Come far crescere l'autostima col linguaggio del corpo

Il linguaggio del nostro corpo parla di noi e racconta ciò che spesso non manifestiamo con le parole. Svela le nostre insicurezze, i nostri dubbi e i sentimenti che nutriamo per la persona che è seduta di fronte a noi.
A volte ci rendiamo conto di inviare messaggi al nostro interlocutore, e lo facciamo anche volontariamente per sedurre, intimorire o far sentire l'altro a proprio agio; spesso invece mandiamo messaggi sbagliati in maniera del tutto involontaria e inconsapevole, ignorando gli effetti della nostra comunicazione non verbale.

Il linguaggio del corpo parla anche di autostima: se e quanto crediamo in noi stessi e in che modo affermiamo la nostra personalità di fronte al mondo intero. La posizione da assumere in sede di colloquio, per dirne una, è materia oggetto di studio da parte dei professionisti della comunicazione. Più dimostriamo di essere sicuri del fatto nostro e più probabile sarà concludere il colloquio con l'agognata assunzione.

Ciò che non sappiamo è che fingerci più sicuri di noi stessi, non solo ci porterà al successo, ma ci trasformerà realmente in persone più assertive. Questa è la tesi di Amy Cuddy, professore ordinario all'Università di Harvard. Secondo la Cuddy, l'autostima può essere nutrita semplicemente con il linguaggio del corpo. Una postura corretta - testa alta, mani sui fianchi, petto in fuori - ci consente di migliorare le nostre performance, grazie a un'automatica riduzione dello stress, e quindi ad apparire più sicuri di sé di fronte agli altri. Di conseguenza, se gli altri ci trattano come persone che valgono, noi stessi saremo convinti di valere di più.

Tutto questo è spiegato molto bene nel libro "Il potere emotivo dei gesti. Presenza, autostima, sicurezza. Usa il linguaggio del corpo per affrontare le sfide più difficili", pubblicato dalla Sperling & Kupfer. La Cuddy spiega come dare il meglio di sé nelle situazioni più ardue, quelle in cui i livelli di stress sono pompati all'ennesima potenza dalla terribile ansia da prestazione. Quell'ansia che abbassa le nostre difese, ci fa rannicchiare su noi stessi e dimenticare le parole che volevamo dire... portandoci in breve al fallimento come una ineluttabile profezia che si auto-avvera. Siamo ciecamente proiettati sul risultato, trascurando il percorso per arrivarci sani e salvi.
Per fortuna basta poco per rovesciare la situazione a nostro vantaggio. Si comincia dalla postura, che determina la cosiddetta "presenza", concetto ben spiegato dalla Cuddy nel suo libro.

Clicca nella foto qui sotto per consultare la scheda del libro "Il potere emotivo dei gesti" ed eventualmente acquistarlo su Il giardino dei libri.



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